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Donne nel paese delle Merdaviglie

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Porca puttana, mi sale il crimine.
Dopo mesi di sopportazione e di pacatezza, sarei pronta a sfasciargli con una mazza da baseball la macchina. Se solo ce l’avesse.
Come quell’amica storica, santa e paziente per anni, che un bel giorno scoprì di essere cornuta cronica e con uno scatto satanico improvviso corse a rovesciare un intero bidone di vernice gialla nell’abitacolo della decappottabile del merda che se solo avessi visto una scena del genere le avrei dedicato una cazzo di colonna sonora.
Perché ad un certo punto la brava ragazza scatta, e la brava ragazza si trasforma da lady crocerossina a bastarda omicida.
Li incontriamo nella nostra vita come se piovessero, il mondo ne è pieno. Come un’infestazione di cavallette giganti, cuccioli da salvare. Oramai il mondo è talmente pieno di “uomini merda” che quelli decenti sono una cazzo di leggenda, qualcosa che si legge solo nelle favole o nei film degli anni 50.
Che poi ci chiediamo pure, ma come cavolo ci sono finita con quel disadattato?
Sono caduta così in basso da farmi andare giù le psicosi, le fisse, il lettino dove dorme a casa della mamma a 40 anni suonati, la disoccupazione scelta e le ore passate a casa a giocare a Pokemon cards, il suo convinto orgoglio poligamo, i feticci inconcepibili, l’eterna tendenza a pisciarsi nel pannolino e piangersi addosso, la mancanza di progettualità, le manie di protagonismo, l’istinto di fare lo zingaro solitario e partire per i bassifondi Colombiani per un mese intero con un solo cambio di vestiti, quello che solo perché si ammazza di podcast oltre che di seghe crede di saperne del mondo ed essere più intelligente di tutti gli altri.
Ognuno con un danno cerebrale diverso, ognuno con una fisima distinta, ma alla fine, tutti identici:
Quello che crede di essere un gran latin lover, ma non lo è.
Quello che crede di essere un uomo, ma non lo è.
Quello che crede di essere l’unica vittima di tutto e di tutti, ma non lo è.
Quello che crede di essere brillante, ma non lo è.
Quello che crede di essere divertente, ma non lo è.
Che poi probabilmente sono io la fessa, dato che il leitmotiv me lo pesco sempre dal cilindro magicamente uguale che come porca vacca è possibile. Nel cappello ce ne sono di numerelli piegati e io trovo sempre il numero della sfiga. Il numero del merda.
Mi piace chiamarlo sempre allo stesso modo, nonostante abbia un nome, una faccia, un’età, una psicosi diversa.
“Il merda”, quello che di primo acchitto ci colpisce perché ci sembra “un tipo”.
Chissenefrega se tutte le tue amiche ti dicono che è un cesso, ci piace il fatto che lui è un tipo “originale”, che ama esprimere le sue passioni, che proviene da un mondo a noi del tutto sconosciuto. Ci stimola l’illusione di poter apprendere qualcosa di nuovo e interessante, e quindi di crescere da una frequentazione con lui.
Chissà quante volte continuerò a ripescare il numero sfigato del merda dal cilindro, ma il mio sopra era solo un preambolo. Perché sapete, se non lo sapete, io di batoste nella vita ne ho prese che ormai nemmeno mi deludo più. Prego soltanto per l’umanità, tutto qui.
Prego che chiunque di complessato o malato abbia incontrato nel mio percorso ne guarisca e possa imparare ad essere una persona migliore, più che per loro me lo auguro per tutte le altre povere criste che malauguratamente lo pescheranno dal cilindro.
Io però penso a quelle amiche che mi sono accanto, e alle quali a mia volta so di essere accanto io. Quelle che in qualsiasi contesto, famigliare, affettivo, lavorativo, ti sentono triste, insoddisfatta, dubbiosa, impaurita, incazzata.
Penso a quelle amiche con cui scambio ore al telefono, minuti di messaggi vocali, pomeriggi calorici, quelle amiche che ti fanno pensare a quanto il bene e l’amore si presenti in volti e in modalità differenti.
Quelle amiche che mollano tutto e ti dicono “sto arrivando”.
Quelle amiche che ti bloccano dal rovesciare un intero bidone di vernice nella macchina di un merda insignificante perché, diciamocelo, NON NE VALE IL PENE di andare in galera.
Quelle meravigliose, bellissime, intelligentissime DONNE che hai nella tua vita e che a loro volta vedi sopportano di tutto che faresti qualsiasi cosa per loro capire che si meritano solo ed esclusivamente tutto il meglio della vita.
Penso ad una delle mie più care amiche, quella che mi dice che dovrei scrivere perché secondo lei mi riesce bene, mi ha detto poco fa che gli uomini saranno forti nel cameratismo ma nel momento del vero bisogno non sanno scattare come noi donne.
Noi donne, amiche, siamo un support system della madonna.
Siamo già corazzate con l’armatura, pronte all’evenienza.
Siamo un esercito instancabile di anime sconfitte ma che sempre si rialzano, sempre riprovano, piangono per qualche minuto, o qualche giorno, o qualche mese, ma poi realizzano, MA CHI CAZZO ME LO FA FARE? Quelle che sempre ci sperano. Quelle che sempre si rimettono in gioco. Che sempre amano.
E insieme, sempre ridono. Ah, quante risate che ci facciamo! Quanti aneddoti condividiamo!
Così ci dobbiamo ricordare questo, amiche.
Se questo è essere sole, io sono la persona più fortunata che esiste.
Quindi grazie.
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